Marcello e Francesco Caremani, la storia di un padre e di un figlio.
Scritto da admin il 15 Ottobre 2026
Un uomo dedica tutta la vita alla medicina, suo figlio sceglie il giornalismo: nei loro libri due percorsi diversi che oggi si intrecciano in un legame fatto di amore, stima e rispetto, perché a volte volersi bene significa anche imparare ad accettare che l’altro non sia come lo avevamo immaginato.
Ci sono storie che non hanno bisogno di gesti grandiosi per emozionare. A volte basta ascoltare due persone che hanno condiviso una vita imparando lungo il percorso a intraprendere strade diverse, per accorgersi che il viaggio di ognuno nelle propria esistenza non può allontanare i loro cuori, al contrario, semmai, avvicinarli ancora di più. È quello che appare chiaro incontrando Marcello e Francesco Caremani: un padre e un figlio, due autori, due percorsi professionali lontani e un legame che durante l’intervista è emerso con una naturalezza e una tenacia capaci di andare oltre le parole.
Marcello ha dedicato la propria vita alla medicina, diventando per decenni una figura conosciuta nella realtà sanitaria aretina, suo figlio Francesco ha scelto il giornalismo, soprattutto sportivo, decidendo di non seguire le orme paterne, deviando una strada che sembrava a tutti gli effetti segnata. Due vocazioni diverse, due modi di stare nel mondo, due storie che oggi si abbracciano anche attraverso i libri che hanno scritto.
“Codice Caremani. Il capitale umano in sanità” è il libro di Marcello, una riflessione sul panorama sanitario e sul valore del capitale umano, sulle persone che ogni giorno rendono possibile la cura e sull’importanza di non perdere mai di vista ciò che conta davvero: l’essere umano. “Il figlio del dottore” è invece il “romanzo autobiografico” di Francesco, il racconto di chi è cresciuto accanto a una figura professionale importante e ha sentito la necessità di trovare la propria felicità altrove, senza diventare il medico che tutti sembravano già immaginare. Due titoli che, messi uno accanto all’altro, sembrano quasi chiamarsi, da una parte il dottore, dall’altra il figlio, e in mezzo tutto quello che in una vita può succedere: le aspettative, le scelte, il desiderio di essere se stessi e la necessità, a volte, di trovare il coraggio di percorrere la propria strada.
Ma raccontare il loro incontro soltanto attraverso le differenze sarebbe troppo limitante, perchè ciò che è arrivato con più forza durante la nostra chiacchierata sono il legame e la cura reciproca che uniscono Marcello e Francesco, un amore accompagnato da una stima autentica e da un rispetto che oggi appare ancora più solido, maturato attraverso gli anni, le esperienze e la consapevolezza che non è necessario essere uguali per trovarsi, o ritrovarsi.
Un padre non deve necessariamente specchiare se stesso nel figlio, così come un figlio non deve ripercorrere la vita del padre per riconoscerne il valore. Forse è proprio questo il nodo cruciale della loro storia: la possibilità di volersi bene senza pretendere di somigliarsi, di riconoscere che ogni persona ha diritto alla propria vocazione, ai propri sogni, persino ai propri errori.
Marcello ha costruito la propria carriera nella medicina, Francesco ha trovato nel giornalismo il suo mondo, sono due mondi diversi, che possono apparire lontani, ma accomunati dal rapporto con le persone, dall’ascolto e dalla necessità di comprendere le storie degli altri. E così, quasi senza volerlo, i loro libri finiscono per raccontare qualcosa che va oltre la sanità e oltre l’autobiografia, accarezzando il tempo che passa, il rapporto tra generazioni, la libertà di scegliere e quella forma d’amore che non chiede all’altro di diventare ciò che vorremmo, ma gli permette di essere ciò che è.
Perché non sempre l’amore si misura nella somiglianza, a volte si misura nella capacità di accettare le differenze, di lasciare spazio anche quando fa male, di imparare a guardarsi senza aspettative.
Due strade diverse. Due libri. Una storia che continua e un amore che, invece di chiedere di essere uguali, ha imparato a diventare ancora più forte proprio attraverso le differenze e la libertà.
A cura di Valentina Giusti